Codice disciplinare

 

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Materia disciplinare
per il personale docente ed educativo
CCNL del 29.11.2007

CAPO IX – NORME DISCIPLINARI
SEZIONE I – Personale docente

Art. 91
Rinvio delle norme disciplinari

1. Per il personale docente ed educativo delle scuole di ogni ordine e grado, continuano ad applicarsi le
norme di cui al Titolo I, Capo IV della Parte III del D.L.vo n. 297 del 1994 .
2. Nel rispetto delle competenze degli organi collegiali ed in attesa del loro riordino, al fine di garantire
al personale docente ed educativo procedure disciplinari certe, trasparenti e tempestive, entro 30
giorni dalla stipula del presente contratto, le Parti regoleranno con apposita sequenza contrattuale
l’intera materia.
D.L.vo n. 297/1994
(artt. 492-508 di cui al Titolo I, Parte III, Capo IV del D.L.vo n. 297 del 1994)
Art. 492
Sanzioni

1. (*) Fino al riordinamento degli organi collegiali le sanzioni disciplinari e le relative procedure di
irrogazione sono regolate, per il personale direttivo e docente, dal presente articolo e dagli articoli
seguenti.
2. Al personale predetto, nel caso di violazione dei propri doveri, possono essere inflitte le seguenti
sanzioni disciplinari:
a. la censura;
b. la sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio fino a un mese;
c. la sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio da oltre un mese a sei mesi;
d. la sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio per un periodo di sei mesi e l’utilizzazione,
trascorso il tempo di sospensione, per lo svolgimento di compiti diversi da quelli inerenti alla
funzione docente o direttiva;
e. la destituzione.
3. Per il personale docente il primo grado di sanzione disciplinare è costituito dall’avvertimento scritto,
consistente nel richiamo all’osservanza dei propri doveri.
(*) Comma modificato dalla L.437 del 27/10/1995
Art. 493
Censura

1. La censura consiste in una dichiarazione di biasimo scritta e motivata, che viene inflitta per mancanze
non gravi riguardanti i doveri inerenti alla funzione docente o i doveri di ufficio.

Art. 494
Sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio fino a un mese

1. La sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio consiste nel divieto di esercitare la funzione docente o
direttiva, con la perdita del trattamento economico ordinario, salvo quanto disposto dall’articolo 497.
La sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio fino a un mese viene inflitta:
a. per atti non conformi alle responsabilità, ai doveri e alla correttezza inerenti alla funzione o per
gravi negligenze in servizio;
b. per violazione del segreto d’ufficio inerente ad atti o attività non soggetti a pubblicità;
c. per avere omesso di compiere gli atti dovuti in relazione ai doveri di vigilanza.

Art. 495
Sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio da oltre un mese a sei mesi

1. La sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio da oltre un mese a sei mesi è inflitta:
a. nei casi previsti dall’articolo 494 qualora le infrazioni abbiano carattere di particolare gravità;
b. per uso dell’impiego ai fini di interesse personale;
c. per atti in violazione dei propri doveri che pregiudichino il regolare funzionamento della scuola e
per concorso negli stessi atti;
d. per abuso di autorità.

Art. 496
Sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio per un periodo di sei mesi

e utilizzazione in compiti diversi
1. La sanzione della sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio per un periodo di sei mesi e
l’utilizzazione, dopo che sia trascorso il tempo di sospensione, nello svolgimento di compiti diversi da
quelli inerenti alla funzione docente o a quella direttiva connessa al rapporto educativo, è inflitta per il
compimento di uno o più atti di particolare gravità integra
2. nti reati puniti con pena detentiva non inferiore nel massimo a tre anni, per i quali sia stata
pronunciata sentenza irrevocabile di condanna ovvero sentenza di condanna nel giudizio di primo
grado confermata in grado di appello, e in ogni altro caso in cui sia stata inflitta la pena accessoria
dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici o della sospensione dall’esercizio della potestà dei
genitori. In ogni caso gli atti per i quali è inflitta la sanzione devono essere non conformi ai doveri
specifici inerenti alla funzione e denotare incompatibilità del soggetto a svolgere i compiti del proprio
ufficio nell’esplicazione del rapporto educativo.
3. Con decreto del ministro della Pubblica Istruzione sono disposti i compiti diversi, di corrispondente
qualifica funzionale, presso l’amministrazione centrale o gli uffici scolastici regionali e provinciali, ai
quali è assegnato il personale che ha riportato detta sanzione.
4. In corrispondenza del numero delle unità di personale utilizzate in compiti diversi ai sensi del presente
articolo, sono lasciati vacanti altrettanti posti nel contingente previsto dall’articolo 456, comma 1.

Art. 497
Effetti della sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio

1. La sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio di cui all’articolo 494 comporta il ritardo di un anno
nell’attribuzione dell’aumento periodico dello stipendio.
2. La sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio di cui all’articolo 495, se non superiore a tre mesi,
comporta il ritardo di due anni nell’aumento periodico dello stipendio; tale ritardo è elevato a tre anni
se la sospensione è superiore a tre mesi.
3. Il ritardo di cui ai commi 1 e 2 ha luogo a decorrere dalla data in cui verrebbe a scadere il primo
aumento successivo alla punizione inflitta.
4. Per un biennio dalla data in cui è irrogata la sospensione da uno a tre mesi o per un triennio, se la
sospensione è superiore a tre mesi, il personale direttivo e docente non può ottenere il passaggio
anticipato a classi superiori di stipendio; non può altresì partecipare a concorsi per l’accesso a carriera
superiore, ai quali va ammesso con riserva se è pendente ricorso avverso il provvedimento che ha
inflitto la sanzione.
5. Il tempo di sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio è detratto dal computo anzianità di carriera.
6. Il servizio prestato nell’anno non viene valutato ai fini della progressione economica e anzianità
richiesta per l’ammissione ai concorsi direttivo e ispettivo nei confronti del personale che abbia
riportato in quell’anno una sanzione disciplinare superiore alla censura, salvo i maggiori effetti della
sanzione irrogata.

Art. 498
Destituzione

1. La destituzione, che consiste nella cessazione del rapporto d’impiego, è inflitta:
a. per atti che siano in grave contrasto con i doveri inerenti alla funzione;
b. per attività dolosa che abbia portato grave pregiudizio alla scuola, alla pubblica amministrazione,
agli alunni, alle famiglie;
c. per illecito uso o distrazione dei beni della scuola o di somme amministrate o tenute in deposito, o
per concorso negli stessi fatti o per tolleranza di tali atti commessi da altri operatori della
medesima scuola o ufficio, sui quali, in relazione alla funzione, si abbiano compiti di vigilanza;
d. per gravi atti di inottemperanza a disposizioni legittime commessi pubblicamente nell’esercizio
delle funzioni, o per concorso negli stessi;
e. per richieste o accettazione di compensi o benefici in relazione ad affari trattati per ragioni di
servizio;
f. per gravi abusi di autorità.

Art. 499
Recidiva

1. In caso di recidiva in una infrazione disciplinare della stessa specie di quella per cui sia stata inflitta la
sanzione dell’avvertimento o della censura, va inflitta rispettivamente la sanzione immediatamente
più grave di quella prevista per l’infrazione commessa. In caso di recidiva in una infrazione della
stessa specie di quella per la quale sia stata inflitta la sanzione di cui alla lettera b), alla lettera c) o
alla lettera d) del comma 2 dell’articolo 492, va inflitta, rispettivamente, la sanzione prevista per la
infrazione commessa nella misura massima; nel caso in cui tale misura massima sia stata gi. irrogata,
la sanzione prevista per l’infrazione commessa può essere aumentata sino a un terzo.

Art. 500
Assegno alimentare

1. Nel periodo di sospensione dall’ufficio è concesso un assegno alimentare in misura pari alla metà dello
stipendio, oltre agli assegni per carichi di famiglia.
2. La concessione dell’assegno alimentare va disposta dalla stessa autorità competente ad infliggere la
sanzione.

Art. 501
Riabilitazione

1. Trascorsi due anni dalla data dell’atto con cui fu inflitta la sanzione disciplinare, il dipendente che, a
giudizio del comitato per la valutazione del servizio, abbia mantenuto condotta meritevole, può
chiedere che siano resi nulli gli effetti della sanzione, esclusa ogni efficacia retroattiva.
2. Il termine di cui al comma 1 è fissato in cinque anni per il personale che ha riportato la sanzione di
cui all’articolo 492, comma 2, lettera d).

Art. 502
Censura e avvertimento scritto

1. La censura è inflitta dal provveditore agli studi al personale direttivo e docente in servizio nelle scuole
e istituzioni scolastiche della provincia. L’avvertimento scritto è inflitto dal competente direttore
didattico o preside al personale docente.

Art. 503
Sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio e destituzione

1. Organi competenti per l’irrogazione delle sanzioni di cui all’articolo 492, comma 2, lettere b) e c),
sono: a) il provveditore agli studi, se trattasi di personale appartenente ai ruoli provinciali; b) il
competente direttore generale, o capo del servizio centrale se trattasi di personale appartenente ai
ruoli nazionali.
2. Competente ad irrogare la sanzione di cui al comma 2, lettere d) ed e) dell’articolo 492 è in ogni caso
il ministro per la Pubblica Istruzione.
3. Nei riguardi del personale docente, degli assistenti, delle assistenti-educatrici, degli accompagnatori
delle accademie di belle arti, dei conservatori di musica e delle accademie nazionali di arte
drammatica e di danza è attribuita al direttore nell’accademia o del conservatorio la competenza a
provvedere all’irrogazione delle sanzioni disciplinari dell’avvertimento scritto e della censura.
4. Con riferimento alle istituzioni di cui al comma 3 è attribuita al capo del servizio centrale, secondo
quanto previsto dall’art.268, comma 2 la competenza a provvedere all’irrogazione delle sanzioni disciplinari nei riguardi dei direttori e di quelle superiori alla censura nei riguardi del rimanente
personale.
5. L’organo competente provvede con decreto motivato a dichiarare il proscioglimento da ogni addebito
o ad infliggere la sanzione in conformità del parere del consiglio di disciplina del consiglio scolastico
provinciale o del consiglio di disciplina del Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione, a seconda che
trattasi di personale docente della scuola materna, elementare e media, ovvero, di personale docente
degli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore e di personale appartenente a ruoli nazionali,
salvo che non ritenga di disporre in modo più favorevole al dipendente.

Art. 504
Ricorsi

1. Contro i provvedimenti del direttore didattico, del preside o del provveditore agli studi, con cui
vengono irrogate sanzioni disciplinari nell’ambito delle rispettive competenze, è ammesso ricorso
gerarchico al ministro della Pubblica Istruzione, che decide su parere conforme del competente
consiglio per il contenzioso del Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione.

Art. 505
Provvedimenti di riabilitazione

1. Il provvedimento di riabilitazione di cui all’articolo 501 è adottato: a) con decreto del provveditore agli
studi, sentito il competente consiglio di disciplina del consiglio scolastico provinciale, per il personale
della scuola materna, elementare e media o sentito il consiglio di disciplina del Consiglio nazionale
della Pubblica Istruzione per il personale degli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore; b)
con decreto del direttore generale o del capo del servizio centrale competente, sentito il competente
consiglio di disciplina del Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione, se trattasi del personale
appartenente a ruoli nazionali.

Art. 506
Sospensione cautelare e sospensione per effetto di condanna penale

1. Al personale di cui al presente titolo si applica quanto disposto dagli articoli dal 91 al 99 del Testo
Unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3.
2. I provvedimenti di sospensione cautelare obbligatoria sono disposti:
a. dal provveditore agli studi, quando si tratta di personale appartenente ai ruoli provinciali;
b. dal direttore generale o dal capo del servizio centrale competente, quando si tratta di personale
appartenente ai ruoli nazionali.
3. La sospensione cautelare facoltativa è disposta, in ogni caso, dal Ministero per la Pubblica Istruzione.
4. Se ricorrano ragioni di particolare urgenza, la sospensione cautelare può essere disposta dal direttore
didattico o dal preside, sentito il collegio dei docenti per il personale docente, o dal provveditore agli
studi per il personale direttivo, salvo convalida da parte autorità competente cui il provvedimento
dovrà essere immediatamente comunicato. In mancanza di convalida entro il termine di dieci giorni
dall’adozione, il provvedimento di sospensione è revocato di diritto.
5. La sospensione è disposta immediatamente d’ufficio nei casi di cui all’articolo 1, comma 1, della legge
18 gennaio 1992, n. 16. La sospensione così disposta cessa quando nei confronti dell’interessato
venga emessa sentenza, anche se non passata in giudicato, di non luogo a procedere, di
proscioglimento o di assoluzione o provvedimento di revoca della misura di prevenzione o sentenza di
annullamento ancorchè con rinvio. L’organo competente a provvedere al riguardo è determinato ai
sensi del comma 2.

Art. 507
Rinvio

1. Per quanto non previsto dal presente Testo Unico si applicano, per quanto compatibili, le norme in
materia disciplinare degli impiegati civili dello Stato.

Art. 508
Incompatibilità

1. Al personale docente non è consentito impartire lezioni private ad alunni del proprio istituto.
2. Il personale docente, ove assuma lezioni private, è tenuto ad informare il direttore didattico o il
preside, al quale deve altresì comunicare il nome degli alunni e la loro provenienza.
3. Ove le esigenze di funzionamento della scuola lo richiedano, il direttore didattico o il preside possono
vietare l’assunzione di lezioni private o interdirne la continuazione, sentito il consiglio di circolo o di
istituto.
4. Avverso il provvedimento del direttore didattico o del preside è ammesso ricorso al provveditore agli
studi, che decide in via definitiva, sentito il parere del consiglio scolastico provinciale.
5. Nessun alunno può essere giudicato dal docente dal quale abbia ricevuto lezioni private; sono nulli gli
scrutini o le prove di esame svoltisi in contravvenzione a tale divieto.
6. Al personale ispettivo e direttivo è fatto divieto di impartire lezioni private.
7. L’ufficio di docente, di direttore didattico, di preside, di ispettore tecnico e di ogni altra categoria di
personale prevista dal presente titolo non è cumulabile con altro rapporto di impiego pubblico.
8. Il predetto personale che assuma altro impiego pubblico è tenuto a darne immediata notizia
all’amministrazione.
9. L’assunzione del nuovo impiego importa la cessazione di diritto dall’impiego precedente, salva la
concessione del trattamento di quiescenza eventualmente spettante ai sensi delle disposizioni in
vigore.
10. Il personale di cui al presente titolo non può esercitare attività commerciale, industriale o
professionale, né può assumere o mantenere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in
società costituite a fine di lucro, tranne che si tratti di cariche in società od enti per i quali la nomina è
riservata allo Stato e sia intervenuta l’autorizzazione del Ministero della Pubblica Istruzione.
11. Il divieto, di cui al comma 10, non si applica nei casi di società cooperative.
12. Il personale che contravvenga ai divieti posti nel comma 10 viene affidato dal direttore generale o
capo del servizio centrale competente ovvero dal provveditore agli studi a cessare dalla situazione di
incompatibilità.
13. L’ottemperanza alla diffida non preclude l’azione disciplinare.
14. Decorsi quindici giorni dalla diffida senza che incompatibilità sia cessata, viene disposta la decadenza
con provvedimento del direttore generale o capo del servizio centrale competente, sentito il Consiglio
nazionale della Pubblica Istruzione, per il personale appartenente ai ruoli nazionali; con
provvedimento del provveditore agli studi, sentito il consiglio scolastico provinciale, per il personale
docente della scuola materna, elementare e media e, sentito il Consiglio nazionale della Pubblica
Istruzione, per il personale docente degli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore.
15. Al personale docente è consentito, previa autorizzazione del direttore didattico o del preside,
l’esercizio di libere professioni che non siano di pregiudizio all’assolvimento di tutte le attività inerenti
alla funzione docente e siano compatibili con l’orario di insegnamento e di servizio.
16. Avverso il diniego di autorizzazione è ammesso ricorso al provveditore agli studi, che decide in via
definitiva.